Crociera Costa Luminosa - 2^ tratta del giro del mondo

da Valparaiso a Sidney

Il 14 febbraio 2016, giorno di S.Valentino, partiamo per questa lunga vacanza che durerà un mese. 

Con volo Iberia partiamo da Malpensa per Madrid dove dopo 2 ore di attesa ci imbarchiamo sul volo per Santiago del Cile. Arriviamo al mattino alle 9.30 ( 4 ore in meno per il fuso orario ) in Cile dopo un lungo volo notturno di circa 13 ore. Troviamo grande confusione in questo aeroporto e molto disagio nel trovare il personale Costa incaricato, poca organizzazione. Carichiamo i bagagli su un furgone e noi saliamo sul bus che dopo un viaggio di circa 2 ore ci porta a Valparaiso Altre formalità doganali espletate in porto per l’imbarco e con sorpresa saliamo su altro bus per attraversare il lungo porto e altra salita su una scialuppa  con la quale dopo 20 minuti raggiungiamo la nostra nave Costa Luminosa.  Stanchissimi finalmente siamo a bordo ; sono le ore 13 locali. Solo alla sera la nave può raggiungere la banchina d’appoggio in porto e quasi a notte riusciamo ad avere in cabina il nostro bagaglio. Ora meritiamo un buon riposo.

Martedì 16 febbraio.

Subito alle ore 7 si parte per l’escursione a Valparaiso.  La città si estende lungo la costa a forma di anfiteatro. Porto naturale  è il 2° d’importanza commerciale sull’Oceano Pacifico. Si pensa che il nome alla città si deve ai marinai italiani dell’ammiraglio Pastene, che sulla baia doveva costruire il porto, i quali, ammirati dal bel posto, lo identificarono come

“ Valle del Paradiso “. Il porto era molto trafficato prima dell’apertura de Canale di Panama dovendo le navi circumnavigare Capo Horn. Con l’apertura del Canale di Panama ebbe un grande danno commerciale ed economico, crisi che ancora oggi il Cile ne risente.

La città è divisa in 45 “serros” cioè quartieri. I quartieri commerciali lungo il porto sono collegati con quelli residenziali in alto sulle terrazze della città da una funicolare. L’escursione ci porta dal quartiere o serros di Playa Ancha davanti  all’Accademia Navale verso la città vecchia dove vediamo la Chiesa La Matriz, Plaza Echaurren con il Palazzo del Governatore, Plaza Victoria col monumento in ricordo della guerra d’indipendenza cilena contro gli spagnoli e la guerra col Perù e la Bolivia per il possesso del territorio con le sue miniere per l’estrazione del minerale usato per ricavare  la polvere da sparo. Vediamo esternamente il Santuario di Nostra Signora de Lo Vasquez e quindi l’abitazione e museo di Pablo Neruda (purtroppo era giorno di chiusura). Proseguiamo lungo la strada oceanica verso Vina del Mar località di villeggiatura con rinomate spiagge. Facciamo una breve sosta fotografica all’Orologio di Fiori proprio di fronte alla spiaggia di Caleta Abarca, il Palazzo Carrasco sede del Centro Culturale, il Museo Fonck con un grande Moai originale proveniente dall’Isola di Pasqua e un grande prato con la colomba di fiori un simbolo del Cile.

Ci fermiamo lungo il mare per fotografare il panorama della “Roccia Nera” (ora diventata bianca) chiamata anche di Michael Jackson  frequentata dalle foche che abbiamo visto che si tuffavano in mare;  poco lontano nel vicino paese di Concon abbiamo la possibilità di vedere  le “ dune” un tempo famose e ancora oggi zona protetta. Il bus ci riporta a Valparaiso lungo la strada oceanica, e infreddoliti per la giornata fredda e ventosa risaliamo sulla nave.

I prossimi 4 giorni  saranno lunghi e noiosi perché in navigazione.  il tempo non è stato molto favorevole, ma piuttosto nuvoloso con mare mosso, un avvenimento per me insolito è stato aver visto in mezzo all’oceano l’arcobaleno, Il sole però si è alternato a volte alle nuvole e ne abbiamo subito approfittato per abbronzarci.

 

Il 21 febbraio arriviamo all’ISOLA DI PASQUA :nella loro lingua RAPA NUI. 

Sono le 8 del mattino la Costa Luminosa essendo molto grande si ferma in rada e possiamo scendere solo con le lance, 

qui ci fermeremo per 2 giorni.

L’Isola di Pasqua è una delle isole abitate più remote del mondo   (il  territorio più vicino con soli 50 abitanti è l’isola di Pitcarn a 2075 km. di distanza ) fa parte del Cile sebbene disti a più di 3500 km. dal continente.  Il primo ad avvistare l’isola si presume sia stato il pirata Edward Davis nel 1687 che non vi attraccò mai.  I polinesiani si stabilirono nel primo millennio dopo Cristo e vi instaurarono una cultura fiorente, come testimoniano i Moai e i vari manufatti ritrovati. Tuttavia le attività umane e la sovrappopolazione  causarono la graduale deforestazione e l’estinzione delle risorse naturali dell’isola , portando alla scomparsa della civilizzazione esistente su Rapa Nui.

Successivamente  il primo a sbarcare fu un olandese nel 1722 alla domenica di Pasqua, motivo per il quale l’isola fu battezzata “ Isola di Pasqua “ . Gli spagnoli ebbero il dominio in quei territori del sud Pacifico, ma negli anni successivi persero la sovranità e dopo un periodo di assenza di spedizioni europee fu James Cook il primo a sbarcare nuovamente sull’isola nel 1774 dove rimase solo 2 giorni ma fece molti schizzi de Moai. Sia Cook che altri ebbero scarso interesse dell’isola .  

L’isola ha origini vulcaniche , non ha spiagge ma ripide scogliere, la sua forma assomiglia a un triangolo e le tre elevazioni principali sono tre coni di vulcani spenti: Rano Kau, Munga Puakatiki e Munga Terevaka, quest’ultimo è il più alto 509 m.

Le più importanti attrazioni sono i Moai enormi statue che sono collocate su piattaforme cerimoniali forse funebri chiamate Ahu. Dopo questa rappresentazione dell’Isola di Pasqua raccontiamo delle escursioni fatte. Il primo giorno facciamo l’escursione al “ Villaggio Cerimoniale di Orongo e Ahu Akivi; si parte alle 9.15 sul bus n. 15 abbiamo la guida in lingua spagnola ma accompagnati da una ragazza dello staff Costa. I bus in questi luoghi sono rustici e molto vecchi ( fanno concorrenza ai moai), noi ci troviamo appollaiati sui sedili in fondo; dopo meno di mezz’ora di viaggio il motore inizia a fumare, l’acqua dello stesso bolle, dopo poco si ferma irrimediabilmente, proteste di tutti fino a quando arriva un nuovo, per modo di dire, bus. Pronti per partire ma a 50 metri c’è un incendio boschivo così si torna indietro e il tour viene fatto al contrario.

Si va direttamente alla piattaforma Ahu Akivi dove ammiriamo i 7 Moai unici rivolti verso il mare, che furono ristrutturati negli anni ’60. Sotto le piattaforme si pensa che ci siano le tombe degli uomini illustri come i capi tribù.  Questo è un sito di importanza astronomica oltre che storica secondo gli archeologi, infatti in occasione degli equinozi le 7 magnifiche statue guardano direttamente verso il tramonto, ciò significa che forse questo sito ha una certa importanza astronomica. Secondo i i restauratori per trasportare queste grandi statue dalla cava al sito lungo una strada preparata ci sarebbero voluti 90 uomini e una grande quantità di tronchi  per farli rotolare.

Una bimba in costume locale ci allieta con una piccola danza e noi ne approfittiamo per fare un piccolo filmato.  Ora si prosegue per la piattaforma di VINAPU, non restaurata, i blocchi sono tenuti insieme senza l’utilizzo della malta, sono simili ai reperti Inca per questo sono una testimonianza della connessione tra i primi abitanti dell’isola e i viaggiatori provenienti dal Sud America.  Abbiamo l’opportunità di vedere uno dei quattro crateri vulcanici con l’acqua piovana che a contatto col terreno provoca una specie di serra ( microclima ) dove crescono piante adatte al clima temperato.   

Ora andiamo alla scoperta del “ Villaggio Orongo “ affacciato sull’Oceano di fronte a una piccola isola . E’ un antico villaggio dove ogni anno veniva celebrata la cerimonia dell’incoronazione del capo tribù. Il paese è a picco sul mare, stretto tra il cratere di un vulcano, ancora oggi un bacino per la raccolta delle acque per la fornitura domestica a tutti gli abitanti; le case sono in pietra e molto piccole con la porta d’accesso stretta e bassa per consentire alle pareti di sorreggere la struttura e ai guerrieri di controllare eventuale invasione delle tribù nemiche. Orongo era il centro di un antico culto diffuso in tutta l’isola: il culto dell’Uccello Divino. Il momento culminante della cerimonia era una gara per impossessarsi  del primo uovo della “ sterna buscata “ uccello rarissimo che si produceva nelle isolette davanti al sito. Ogni rappresentante delle tribù locali partecipava alla competizione con un giovane atleta. Gli atleti scendevano di corsa dalla parete di roccia di Orongo e con l’aiuto di una piccola zattera di canne nuotavano fino all’isola antistante sfidando le onde dell’Oceano; l’atleta che per primo trovava l’uovo di uccello e, legandolo in fronte, era in grado di riportarlo sulla terra ferma, si guadagnava il titolo di “uomo uccello” e consentiva al capo della propria tribù di guadagnare il prestigio dell’intera isola. Si narra che le ultime competizioni abbiano avuto luogo tra il 1866 e il 1867. Dopo questa visita rientriamo in porto; il tempo è stato ottimo, il sole ci ha scottati e la lancia ci aspetta per riportarci in nave, così è terminata la prima giornata all’ Isola di Pasqua.

 

22 febbraio secondo giorno all’Isola di Pasqua, nuova escursione sempre con guida parlante spagnolo e accompagnatore dello staff Costa, questa volta visitiamo: Ahu Tahai, Ahu Tongariki e Ranu Raraku e l’Officina dei Grandi Moai. I Moai erano i guardiani dell’isola quindi si trovano principalmente lungo la costa, infatti ivi sono numerosi i siti archeologici. Ogni tribù aveva il suo Ahu e le tribù si presume siano state 11. Primo luogo che visitiamo è l’antico complesso Moai di Ahu Taai e Rano Raraku : il cratere dove i monoliti venivano estratti dalla roccia, scolpiti ed eretti. Questo sito risale al 7° secolo a.c. e fu restaurato nel 1967/1968, ospita tre piattaforme dette Ahu con le statue gigantesche dei moai: Ahu Ko Te Riku moai alto più di 4 metri e di peso circa 20 tonnellate, è senza acconciatura e con grandi occhi , mentre la piattaforma Ahu Vai Uri regge 5 pietre di varie forme ; quella centrale ospita un moai solitario senza acconciatura. Il grande Moai fu portato in Giappone per una esposizione. Ci spostiamo a sud dell’isola nel sito Rano Raraku detto il “vivaio” : questo cratere vulcanico è la cava da cui venivano estratti i blocchi di tufo che servivano per scolpire i moai. Qui camminiamo tra moai ancora dentro la roccia, parzialmente scolpiti e scavati, mezzo sepolti nel terreno. Ogni statua rappresenta una fase del processo di lavorazione; vediamo forme e dimensioni diverse: un gigantesco moai di 21 metri, il moai inginocchiato, tre moai sdraiati quasi nascosti . Ci sono più di 390statue collocate in un paesaggio naturale e selvaggio. Un percorso molto faticoso in salita con gradini scavati nella pietra, sconnessi e disuguali, ma ne è valsa la pena di fare tanta fatica con una giornata bellissima sotto il sole. Bellissimo sarebbe stato vedere e fotografare il grande cratere con  acqua piovana lì sopra, ma troppo faticoso ho rinunciato.  Per trasportare questi grandi blocchi veniva utilizzato il legname, così distrussero quasi totalmente le risorse boschive precocemente.               Raggiungiamo infine la piattaforma Ahu Tongariki nei pressi dell’Oceano con i suoi 15 bellissimi moai in fila, di cui uno solo con l’acconciatura originale.

 

Oggi è stata una giornata emozionante oltre che culturale, che sarà difficile da dimenticare.Al ritorno attraversiamo la città capoluogo Hanga Roa per arrivare in porto e con la lancia rientriamo sulla nave. Alle 18 la Luminosa riparte tutti a bordo, ci aspettano altri 4 giorni di navigazione.

Ciao ISOLA DI PASQUA.

Proseguiamo la navigazione verso Papeete. Il primo giorno è piuttosto nuvoloso ed il mare mosso; per passare il tempo si fa un poco di tutto, tra una chiacchierata e l’altra trascorriamo la giornata, merito anche della bella compagnia che ci siamo trovati. Il giorno successivo abbiamo il mare poco mosso e un bellissimo sole,quindi tutti ne approfittiamo per abbronzarci e dare la caccia ai lettini migliori dove ci possiamo godere sia ombra che sole. In tarda serata, verso le 23 locali, passiamo molto vicino all’isola di Pitcairn, famosa per aver ospitato come rifugio parte degli ammutinati del Bounty e che si contende con l’Isola di Pasqua di essere l’isola abitata più lontana dal continente. Noi vediamo soltanto poche luci essendo notte , ma la nave segnala il suo passaggio con un lungo fischio di sirena dal ponte di comando e forti luci di segnalazione. Secondo la storia di questa isola il 28 aprile del 1789 circa 16 marinai guidati dal comandante in seconda Fletcher della nave Bounty , si impossessarono delle armi a bordo e fecero prigioniero il comandante che misero su una scialuppa con alcuni marinai . Lasciarono al comandante solo un orologio e un sestante ( strumento astronomico) necessari per calcolare la longitudine e per poter navigare e poche provviste per sopravvivere. Dopo 47 giorni di navigazione questa scialuppa raggiunse l’Inghilterra dove il comandante denunciò l’ammutinamento. Intanto Fletcher e gli altri marinai non potendo rimanere a Tahiti, cercarono un posto sicuro dove nascondersi, così trovarono questa piccola isola disabitata: Pitcairn. Sbarcarono e incendiarono la nave. L’isola aveva acqua dolce e abbondanza di cibo, ma i sopravvissuti erano sempre più violenti uccidendosi tra loro. Alla fine rimase vivo solo un certo John Adams con 8 donne e decine di bambini. L’isola venne riscoperta nel 1808 da una nave americana; si diffuse la notizia e nel 1825 Adams ricevette il perdono reale e dopo pochi anni morì. Nel 1856 il Governo Britannico decise di trasferire le poche persone rimaste nell’isola in un’altra isola la Norfolk ex colonia penale. L’8 giugno viene celebrato il Bounty – day.

 

La Costa Luminosa prosegue sempre verso Tahiti – Papeete; così il 25 febbraio a metà giornata attraversiamo il “ Tropico del Capricorno “, che venne così chiamato perché 2000 anni fa il sole entrava nella costellazione del Capricorno nel giorno del solstizio d’inverno. Oggi non si verifica più a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, il sole entra nella costellazione del Sagittario. Per questo evento ci è sta consegnato il “Certificato di passaggio del Tropico del Capricorno” con la nave Costa Luminosa da parte del Comandante Pietro Sinfisi. Durante questa giornata viene fatta una grande festa tra noi passeggeri, gli animatori, lo staff e lo stesso Comandante in onore del mare: avviene lo scambio tra il Dio Nettuno e il Comandante della chiave e del Corno per questo passaggio del tropico; la festa si conclude con un bel bagno in piscina. Cominciamo a vedere qualche isoletta, dovrebbe essere un piccolo gruppo di isole della Polinesia Francese forse l’arcipelago delle “ Iles Gambier “, rinomate per la coltivazione delle perle più pregiate del paese.

 

Sabato 27 febbraio arriviamo sull’Isola di Tahiti e precisamente a Papeete, capitale della Polinesia Francese. Il nome Papeete significa “acqua da cesta” in riferimento alle sorgenti presso le quali la gente del luogo si riforniva d’acqua.  Nel 1769 quando James Cook  approdò nella Baia di Matavai, dove ora sorge Papeete, questa isola non era ancora abitata, ma negli anni 1820-1829 giunsero a Papeete i missionari protestanti della London Missionari Society e la giovane Regina Pomare la rende capitale e la trasforma in un importante centro religioso e politico con un porto commerciale . Rimase tale anche dopo che la Francia prese il controllo della isole Tacitiane. Papeete venne distrutta da un grande incendio nel 1884 e danneggiata da un ciclone nel 1906. La crescita di questa città aumentò con la decisione della Francia di spostare i test sulle armi nucleari dall’Algeria agli atolli di Mururoa e Fangataufa a 1500 km. a est di Tahiti e la costruzione dell’aeroporto, unico nella Polinesia Francese.

Il nostro arrivo in questa isola è stato preceduto, un paio di giorni prima, da una forte tempesta; così una pioggia intensa ci accompagna per tutto il primo giorno a Papeete, sebbene ci sia molto caldo e tanta umidità. Qui è prevista una sosta di due giorni. Il primo giorno essendo libero senza escursioni ma abbastanza piovoso ci ripariamo nel vivace mercato su due piani dove si trova di tutto, dai generi alimentari a confezioni di fiori stupendi, da articoli artigianali a souvenir; troviamo pure la possibilità con 2 dollari di avere 1 ora Wi-Fi e parlare con casa in Italia. Così ne approfittiamo per fare shopping e visitare un piccolo e moderno museo delle “perle nere” (più un market) una produzione molto rinomata.

La nostra escursione è programmata per il 2°giorno a Papeete, purtroppo anche oggi la pioggia non ci abbandona. Percorriamo la costa orientale di Tahiti partendo da Point Venus- Punta di Venere a settentrione della Baia di Matavai, questo luogo deve il suo nome al capitano Cook che nel 1769 da qui osservò il transito di Venere durante una spedizione scientifica. Point Venus è una zona con molte palme e alberi del pane, con una spiaggia di sabbia nera sempre molto affollata, essendo esposta ai venti  è meta degli appassionati di windsurf e di canoa. Ha un faro del 1867 e il monumento che ricorda il primo arrivo  dei missionari protestanti inglesi nel 1797. Continuiamo il percorso in bus lungo la costa frastagliata non riparata da barriera corallina per fermarci a vedere il fenomeno del “soffione di Arahoho”, un tunnel di lava creato dal raffreddamento e consolidamento della colata lavica: quando le onde si infrangono sulle rocce l’acqua marina penetra nel tunnel e crea un potente geyser, molto spettacolare.

 

La tappa successiva a Taharoa View Point ammiriamo il panorama della costa orientale con sullo sfondo la sagoma dell’Isola di Moorea , accontentiamoci, perché rientrati in nave ci viene comunicato che a causa del mare tempestoso e del tempo avverso non è possibile, il giorno successivo, raggiungere l’Isola di Moorea. Siamo dispiaciuti di non aver visitato il lato occidentale, il museo Gauguin, dedicato al celebre pittore francese Paul Gauguin  che trascorse gli ultimi anni della sua vita tra Tahiti e le Isole Marchesi. L’isola di Moorea in tahitiano “ramarro giallo” ha la forma di un cuore, è di origine vulcanica e fa parte delle isole della Società ed è interamente circondata da una barriera corallina. Così trascorsi tre giorni al porto di Papeete, dopo una notte di navigazione, la Costa Luminosa raggiunge BORA BORA, isola dell’arcipelago delle isole della Società nel gruppo delle Isole Sottovento. Il nome originale in lingua tahitiana è simile a Pora Pora che significa “ nata per prima”, ma questo nome dagli scopritori fu frainteso così la chiamarono Bora Bora. L’isola sorge al centro della laguna detta “laguna blu” per le tonalità del blu e dell’azzurro del mare, è circondata da lunghi “motu”, cioè tipo d’isolotti separati da brevi tratti di mare. A nord-est la barriera corallina affiora con piccoli motu separati da brevi tratti di mare e con l’isolotto di Tavairoa. Vi è un unico punto in cui la barriera corallina che cinge Bora Bora come una diga, si interrompe e attraverso il quale la laguna comunica con l’Oceano per i collegamenti navali.

La cima massima di Bora Bora è il Monte Otemanu (727 metri) un vulcano spento. Abitata dai polinesiani, fu avvistata per la prima volta da un navigatore olandese nel 1722 e nel 1769 dal navigatore James Cook; nel 1820 la London Missionary Society vi fondò una missione e nel 1842 divenne protettorato francese. L’isola è chiamata “la Perla del Pacifico”.

Partendo dal Molo di Vaitape, villaggio centrale, iniziamo il tour dell’isola con un mezzo locale detto “Le Truck” ; percorriamo una strada costiera di circa 35 km. alla scoperta di vari villaggi , a Matira unica vera spiaggia con sabbia bianca, ammiriamo dei bellissimi panorami di questa stretta penisola; proseguiamo tra palmeti ammirando la stupenda costa con lussuosi Resort su palafitte e le sfumature dei colori del mare, Facciamo una breve sosta al “ Bloody Mary’s “.

 

Abbiamo fatto tante bellissime foto da cartolina di questi panorami,   dalle palme ai colori del mare e della laguna. Soddisfatti e abbronzati rientriamo in nave dopo questa bella giornata di sole; alla sera a teatro un gruppo di ballerini tacitiani si esibiscono nelle loro spettacolari danze.  

A tarda sera la nave Costa Luminosa riparte verso Pago Pago; ancora 2 giorni di navigazione e spostare di continuo le lancette dell’orologio in dietro di 1 ora, ormai siamo arrivati a 12 ore in meno del fuso orario rispetto all’Italia.     PAGO PAGO è il capoluogo dell’isola di Tutuila, la più grande e popolosa delle Isole Samoa Americane. Possiede uno dei migliori porti del Sud Pacifico, molto profondo, ben protetto dai venti da una catena montuosa e riparato dalle onde da una bella baia.  Nel 2009 ( il 29 settembre ) è stata gravemente danneggiata dallo tsunami e da una grave scossa di terremoto.  Le Isole Samoa furono abitate sin dal 1000 a. C.  da etnie polinesiane. Nel 1722 un navigatore olandese si fermò in queste isole brevemente per dare loro il nome. Sebbene terre lontane e esotiche, erano già frequentate intorno al 1770 da navi mercantili sulla rotta delle spezie.  Nel 1872 gli Stati Uniti ebbero il permesso di utilizzare in esclusiva il porto di Pago Pago, noto già come porto per baleniere. Ma altri stati avevano interessi politici e commerciali per questa zona del Pacifico, così iniziarono dei conflitti. Nel 1899 col trattato di Berlino avvenne la divisione delle isole Samoa tra USA e Germania.  Le Samoa Americane conservano ancora, con danze, musica e canti, le tradizioni culturali come le conservano quelle occidentali. Il rito del tatuaggio rappresenta per i giovani samoani il passaggio all’età adulta.  

La nostra escursione in questa isola inizia con il giro panoramico della costa dove effettueremo diverse soste come al Camel Rock, una conformazione rocciosa particolare. Attraversiamo il villaggio di Nuuli e ci fermiamo ad assistere a una dimostrazione della “cerimonia dell’Ava”: un antico rituale dove viene preparata una bevanda sacra    “lo ‘ava” ( dicono simile a una forte birra, noi ci siamo rifiutati di assaggiarla), che è bevuta nelle assemblee cerimoniali e durante le riunioni nei villaggi. Proseguendo il nostro giro attraversiamo il villaggio “Lava -Lava”  e raggiungiamo il campo da golf Corse dove possiamo goderci di una sosta rinfrescante e contemporaneamente fare fotografie al panorama  della costa orientale dell’isola.  La tappa successiva ci porta al “Leone Missionary Monument”  opera del Reverendo John Williams della London Missionary Society sbarcato insieme a 8 accoliti tahitiani ne 1830 nei pressi del villaggio de Leone. Dopo la visita dell’antichissima colata lavica “Leala Sliding Rocks”, tornando lungo la costa panoramica ammiriamo 2 formazioni rocciose Fatu-ma-futi a guardia dell’entrata alla Baia di Pago Pago: si tratta di Futu Rock e Flower pot Rock per la forma a fioriera. Qui facciamo una meritata sosta fotografica rima di ritornare alla nave. A proposito di questi due scogli la guida ci ha raccontato una leggenda: un principe delle Isole Figi si innamora di una fanciulla del villaggio, ma non potendo sposarla, decidono di fuggire a nuoto, ma per sfidare gli dei del mare dovevano raggiungere la terra ferma entro la mezzanotte. Erano quasi arrivati all’isola ma il tempo stava scadendo, allora il principe, sacrificando se stesso, decide di spingere la ragazza a riva per salvala, ma per poco non riesce così entrambi vengono trasformati in due rocce. Quello vicino alla riva sarebbe la ragazza trasformata mentre quello lontano dalla riva sarebbe il principe a forma di fioriera. Così con questa leggenda concludiamo la visita alle isole Samoa; 

verso sera la Costa Luminosa alza l’ancora e parte per la Nuova Zelanda precisamente per: Auckland.  In serata ci troviamo sul meridiano opposto a quello che passa da Savona praticamente ci troviamo a “ metà mondo” di distanza (180°) dall’Italia e nella notte attraversiamo la IDLC (International Date Line Chage). Gli orologi vanno aventi di 24 ore passando da fuso 11 ovest a fuso 13 est; praticamente saltiamo un giorno  il 5 marzo. Viaggiando verso ovest mettiamo indietro l’orologio di 1 ora ogni volta che attraversiamo un fuso orario, ma compiendo un viaggio attorno al mondo , si sarebbero accumulate 24 ore doppie ossia 1 giorno intero. Allora nel 1884 si è istituita la linea internazionale del cambio di data,cioè una linea immaginaria sulla superficie terrestre. Chi invece viaggia dall’Asia verso l’America conta la stessa data due volte, mentre in direzione opposta come noi, bisogna saltare un giorno. Così chi compiva gli anni il 5 marzo non ha potuto festeggiarli.      

 

Altri 3 giorni di navigazione ci aspettano per arrivare a Auckland.  La NUOVA ZELANDA è formata da 2 isole principali: l’Isola del Nord e l’Isola del Sud e numerose isole minori. E’ separata dall’Australia dal Mar di Tasman. L’antico nome dato dal popolo Maori  era: Aotearoa. L’insediamento umano in Nuova Zelanda risale a circa 7 secoli fa, quando gruppi di polinesiani Maori giunsero tra il 1000 e il 1300 d.C. creando numerosi villaggi fortificati. I primi europei a raggiungere questa terra furono gli olandesi nel 1642; più tardi l’esploratore britannico James Cook sbarcò nel 1769 in Nuova Zelanda e agli inizi del 19° secolo diversi missionari si stabilirono nel paese convertendo gran parte dei Maori. Con la nostra crociera arriviamo a Auckland, situata sull’Isola del Nord ; è la città più grande e popolosa  della Nuova Zelanda. Per i maori è detta Akarana e da tutti comunemente detta City; fu battezzata col nome Auckland in onore del governatore della Compagnia delle Indie lord George Eden Auckland.  

Questa città si estende sopra una zona vulcanica e nella stessa area sono visibili 50 coni vulcanici tutti sottoforma di laghi, isole, lagune, comunque tutti estinti.  La pianta della Nuova Zelanda è la “felce”, ve ne sono tantissime specie; mentre i nuovazelandesi sono detti “kiwi” , dal tipico uccello e la squadra famosa di rugby di Auckland è la All Black, la città è detta anche “ città delle vele “.   Iniziamo la nostra escursione attraversando il “Harbour Bridge “ che collega il centro città con Devonport, dove oltre un bel panorama possiamo ammirare le antiche  case coloniali in legno. Proseguiamo spostandoci verso la spiaggia di “ Narrow Neck Beach “ paradiso degli amanti di windsurf , proprio di fronte all’Isola di Rangitoto, e lungo la strada costiera, passando attraverso le varie spiagge e le zone residenziali della città arriviamo al parco “ Auckland Domain “ dove abbiamo la possibilità di visitare il giardino d’inverno con i suoi splendidi fiori e piante e fotografare sul vicino colle il Museo Memoriale della Guerra, dove sono racchiuse diverse testimonianze della ricca cultura della Nuova Zelanda e delle isole del Pacifico. Attraversando il centro città per raggiungere il porto dove è ormeggiata la Costa Luminosa , abbiamo la possibilità di vedere il famoso “ Sky Tower “ alto 328 metri, l’edificio più alto dell’emisfero australe, che ospita un ristorante rotante quasi in cima.  La seconda mezza giornata di sosta in questa città la dedichiamo a una passeggiata lungo la strada principale con bei negozi di stilisti famosi e facendo una puntatina nel negozio degli “All Black” per fare shopping.  Alle 13 tutti a bordo si riparte verso l’ultima tappa de nostro viaggio, cioè l’Australia.

Alla sera a teatro si esibisce un gruppo  aborigeno con danze e canti della loro terra.

 Oramai siamo arrivati agli ultimi 2 giorni di navigazione e per chi termina il viaggio in Australia si festeggia con la famosa “serata italiana” diventata festa d’obbligo su tutte le navi Costa.  A mezzogiorno del 13 marzo arriviamo nella baia di Sydney in Australia.  L’arrivo in porto è sempre uno spettacolo da immortalare con tante foto specialmente quando questo è Sydney Harbour e la nave Costa Luminosa è ormeggiata al largo.   SYDNEY è la più antica e grande città dell’Australia , sviluppatasi intorno ad uno dei più importanti porti naturali al mondo e rappresenta il cuore finanziario, commerciale e culturale di questa nazione. Si trova tra il Mar di Tasman , le Blue Montains e il fiume Hawkesburg. Nell’antichità l’area è stata abitata da diverse tribù aborigene; in alcune zone della città si sono trovati dipinti rupestri che testimoniano questi insediamenti. I primi interessi occidentali europei risalgono al 1770 quando James Cook avvistò la zona meridionale della baia Botany Bay. Qualche anno dopo l’ammiraglio inglese Arthur Phillip fondò la colonia New Albino che in seguito divenne Sydney, da Lord Sydney, questa colonia era meta di deportazioni di detenuti di crimini minori o esiliati non graditi dall’aristocrazia britannica. Nel 1822 Sydney per la sua posizione acquistò maggior importanza economica  specialmente nel 1851 con la corsa all’oro. Recentemente ha avuto maggior visibilità internazionale per le Olimpiadi del 2000 e la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù del 2008.    La nostra nave si trova in rada in questo porto di fronte al Harbour Bridge e all’ Opera House e a terra si scende con le lance portuali che fanno la spola avanti e indietro dalla nave al porto. Al pomeriggio ne approfittiamo per visitare il lungomare dal famoso ponte Harbur all’Opera Hause, molto affollato da turisti e dagli stessi abitanti essendo domenica. Questa zona è rinomata per numerosi ristoranti, caffè e negozi: detta circular Quay.       

La nostra escursione per visitare la città di Sydney è programmata per il mattino  il 14 marzo giorno della nostra partenza e fine di questa 2° tratta della crociera intorno al mondo, inizierà alle sette del mattino e dopo un giro turistico terminerà direttamente all’aeroporto, facendoci così visitare il meglio della città. Prima di tutto attraversiamo la zona storica di The Rocks dove è stata fondata la città, in origine alloggiavano i deportati, e dove si svolgeva gran parte del lavoro del porto, ora trasformata in zona turistica con un affascinante labirinto di case a schiera, magazzini ristrutturati. Raggiungiamo il più celebre capolavoro architettonico del XX secolo, la Sydney Opera House, teatro dell’opera progettato dall’architetto danese Jorn Utzon, affiancato dalla società londinese Arup, con una caratteristica struttura “vele”costituita da un milione di tegole in ceramica svedese. La costruzione iniziò nel 1959 e fu inaugurata nel 1973 dalla regina Elisabetta II, ed è costituita da 3 distinti edifici l’Opera Theatre, la Concert Hall e Bennelong Restaurant. Una guida interna ci illustra il processo di costruzione e ci fa visitare le aree interne del teatro dove è proibito fotografare anche perché erano in corso le prove degli spettacoli come in quel momento l’opera “Il barbiere di Siviglia”. Dalle balconate esterne nella parte anteriore abbiamo goduto delle belle viste sulla baia. Al termine proseguiamo attraverso quartieri commerciali e edifici storici con bellissimi panorami della città, sullo sfondo vediamo la Sydney Tower 2° edificio più alto dell’Emisfero Australe. Attraversiamo la cosmopolita Kings Cross e arriviamo alle spiagge orientali e alla famosa “Bondi Beach” , la spiaggia visitata tutto l’anno e con qualsiasi tempo dai surfisti. Il primo circolo si costituì nel 1906 è “Bondi Surf Bathers Life Saving Club” ancora attivo. Abbiamo pure visto il sobborgo vittoriano alla moda caratterizzato da case a schiera riccamente decorate con finiture in ghisa. Penso di aver visto il meglio di Sydney, ma purtroppo raggiungiamo l’aeroporto, la vacanza crociera sta terminando, alle 15,55 locali l’aereo della Cathai Pacific parte per riportarci con scalo a Hong Kong in Italia. Dopo 8 ore di volo arriviamo a Hong Kong, abbiamo 2,45 ore di attesa e dopo 12 ore di volo arriviamo all’aeroporto milanese. Sembrava fosse troppo lunga una crociera di un mese ma tutto come sempre passa troppo in fretta. Abbiamo goduto di una stupenda compagnia e abbiamo visto bellissimi paesi dall’Isola di Pasqua alla Polinesia Francese, dalla Nuova Zelanda a Sydney. Vacanza 10 più.

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