Lanzarote

l'isola misteriosa

Mare di cristallo, sabbie di cenere, colori che fanno quasi male agli occhi, vento caldo e incessante che porta con sé la leggera e rossa polvere del deserto africano; ecco come appare subito Lanzarote.

Se non fosse un’isola sarebbe un frammento di luna, un paesaggio da Apocalisse, tanto affascinante quanto misteriosa; tant’è che nel 1973 Omar Sharif ci girò un film: L’isola misteriosa, per l’appunto!!

Molti quando pensano a Lanzarote la immaginano una distesa vulcanica, arida e desertica e non sanno, invece, che vi sono tantissime piante rare e interessanti che stanno colonizzando anche l’area del Timanfaya, dove è avvenuta l’eruzione più recente in termini geologici; ogni roccia è coperta di licheni dai vari colori e nella zona di Haria, in particolare, la palma canaria è padrona incontrastata.

Oltre allo spettacolo naturalistico ci ha impressionato vedere come la testardaggine e la caparbietà della gente locale abbia permesso lo sviluppo dell’agricoltura, in particolare della viticoltura. Percorrendo in auto la zona della Geria si possono osservare lunghe distese di muretti semicircolari, gli zocos, all’interno dei quali crescono le viti protette in un caldo abbraccio dai venti impetuosi; inoltre si può approfittare delle innumerevoli cantine per ristorarsi all’ ombra di secolari eucalipti con un buon bicchiere di vino .

Lungo le coste, poi, in particolare nel litorale sud-occidentale, si possono incontrare dei mulini che servivano a trasportare l’acqua del mare nella laguna interna per la produzione del sale, altro prodotto tipico.

Le saline del lago Janubio sono uno spettacolo di bianco incastonato nel nero della roccia, un palcoscenico irreale che ci ha lasciati senza fiato; proseguendo verso Nord, oltre le saline, abbiamo apprezzato Los Hervideros, un tratto di costa a falesia, dove si rompono le onde del mare ruggendo e formando montagne di spuma e “il Golfo”, un piccolo paesino di pescatori, noto per il buon pesce, accanto al quale si può ammirare un altro capolavoro della natura: la laguna verde o Charco Los Clicos.

L’isola è disseminata dalle opere di Cesar Manrique, l’artista poliedrico, figlio geniale di Lanzarote, che tanto ha amato la sua terra da riuscire a preservarla dalla cementificazione selvaggia e da regalarle tante sue creazioni.

Il primo lavoro del Manrique che abbiamo incontrato è stato il Monumento al Campesino, conosciuto anche come monumento alla fertilitàe realizzato per celebrare l’ingegnosità dei contadini. Quest’opera è una curiosa e surreale statua bianca, alta quindici metri, posta a San Bartolomè, al centro dell’isola, accanto alla quale si trova il Museo al Campesino.

Successivamente abbiamo visitato il Jameos del’agua, un avvallamento prodotto dall’eruzione del Vulcano di Monte Corona, all’interno del quale si trova un lago abitato da granchietti ciechi ed albini, divenuti simboli dell’isola, e il Mirador del Rio, una splendida terrazza, ricavata da un’antica postazione di artiglieria dalla quale si ammira l’isola di La Graciosa.

Per gli ultimi giorni, ci siamo tenuti la visita dell’abitazione di Manrique, oggi divenuta sede della omonima fondazione, a Tahichè, dove l’artista ha sapientemente adeguato gli ambienti della casa allo splendore del luogo e il lagOmar.

Il lagOmar, la villa appartenuta ad Omar Sharif, è un intreccio di giardini, tunnel, grotte e piscine perfettamente integrate alla roccia della montagna che ci ha trasportato in un mondo fantastico da 1001 notte!

 La visita al parco del Timanfaya è stata quella che sicuramente ci ha più impressionati maggiormente: un mare di lava pietrificata, onde grigio magma che sembravano volerti sommergere, un paesaggio da fantascienza che si percorre con un bus arancione, lungo una strada  ( disegnata dal Manrique) di 14 km che appena si intravvede e che riconduce al ristorante El Diablo.

Questo ristorante, circolare, da cui si ha una veduta a 360 gradi è stato costruito in un’area, chiamata Islote de Hilario, dove le manifestazioni vulcaniche, quali per esempio i geyser di vapore, sono ancora attive.

Tra una visita e l’altra abbiamo goduto di uno splendido sole e di un mare cristallino, soggiornando in spiagge anche molto diverse tra di loro: dorate ed ampie al Sud, nella zona di Playa Blanca, nere e selvagge quelle di Janubio e di Quemada, chilometriche quelle di Puerto del Carmen e di Famara, bianchissime e impalpabili quelle a Nord, nei pressi di Orzola ( Moyon Blanco).

Da Orzola, poi, siamo salpati alla scoperta di La Graciosa, un’isoletta di 27 kmq, percorribile a piedi o in bicicletta, che cela spiagge bellissime e tranquille e un grazioso paesino. E’ raggiungibile da Lanzarote con una traversata di mezz’ora, che offre la possibilità di ammirare dal mare le alte scogliere di Famara.

È stata una vacanza intensissima, durante la quale i giorni si sono susseguiti troppo velocemente nella strenua ricerca di svelare tutti i segreti di quest’isola misteriosa. Ci saremo riusciti ? Noi, non crediamo…

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